Cannes 79, Palma d’Oro a “Fjord” del regista rumeno Cristian Mungiu
Fjord, di Cristian Mungiu, conquista la Palma d’Oro e succede così a Un simple accident di Jafar Panahi.
Il film, ispirato a diversi fatti recenti, si propone come un caso emblematico della crescente polarizzazione delle nostre società tra progressismo e tradizionalismo. La storia segue una famiglia evangelica romena, i Gheorghiu, molto devota, che si trasferisce in una piccola città norvegese, nei pressi di un fiordo.
Mihai – interpretato da Sebastian Stan, ormai riconosciuto come straordinario attore di trasformazione dopo la sua interpretazione di Donald Trump in The Apprentice (2024) di Ali Abbasi – è un ingegnere aeronautico romeno la cui moglie, Lisbet, è norvegese e ritrova, con questo ritorno nel Paese natale, parte della propria famiglia. Mihai ottiene un posto come informatico nella comunità evangelica locale.
La coppia cresce i propri figli nel rigore e nella devozione che rappresentano l’espressione della loro fede. L’accoglienza delle istituzioni e dei vicini è calorosa. Fino al giorno in cui, a scuola, si scopre che una delle figlie presenta sul corpo lividi di origine inspiegabile.
Storico ex aequo nel premio per la regia vinto da Javier Calvo e Javier Ambrossi, registi di La Bola negra, e Paweł Pawlikowski regista di Fatherland.
Il Premio speciale, assegnato dalla giuria presieduta da Park Chan-Wook al 79/o festival di Cannes, è stato vinto da Minotaur di Andreï Zvyagintsev.
Il Premio della giuria è stato assegnato a The dreamed adventure di Valeska Grisebach.
Il Premio come miglior attore è stato vinto ex aequo da Emmanuel Macchia e Valentin Campagne protagonisti di Coward di Lukas Dhont.
Il Premio come miglior attrice è stato vinto ex aequo dalle due protagoniste di All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi, ovvero Virginie Efira and Tao Okamoto.
Il Premio per la migliore sceneggiatura è stato vinto da Notre Salut (Un uomo del suo tempo) di Emmanuel Marre.
Durante la cerimonia è stata conferita una Palma d’Oro onoraria a Barbra Streisand (assente perché reduce da un infortunio, ma ha mandato un videomessaggio). Su richiesta della cantante, attrice e regista, Isabelle Huppert presenta il premio con un omaggio alla sua carrera: in Barbra Streisand “convivono pensiero e spettacolo, intelligenza e fascino popolare. Amo profondamente l’idea che si possa essere, nello stesso corpo, cantante e regista, attrice e scrittrice, ma dietro l’immensa voce c’è sempre una donna sola, prima della sua partitura, prima del suo testo, prima del suo film. Una donna che non si è mai sentita completamente a suo agio con la fama. Una donna per la quale il lavoro era la vera fonte di felicità”, ha detto Isabelle Huppert durante la cerimonia di chiusura. In film come Yentl ha raccontato “non una donna come oggetto. Mai. Una donna come soggetto, una donna che pensa, che desidera, che sceglie. Questo impegno non l’hai messo solo al servizio del tuo lavoro” ha aggiunto, ricordando anche il suo impegno politico e in difesa dei diritti Lgbtq.