The Invite: il sesso fine a se stesso non salva l’amore

Una scena da The Invite (© 2026 Invite Distribution, LLC.)
Il pubblico in Piazza non ha lesinato risate durante il film “The Invite” di Olivia Wilde. Lavorando sia come regista sia come attrice, Wilde, nella parte di Angela, affonda registicamente la lama negli strati di certe abitudini sessuali, affrontando gli scambi di coppia, un tema tanto diffuso quanto carico di significati, espressione di stili di vita e costumi libertini ormai superati dagli eventi. Far ridere attraverso il cinema è molto più difficile che far piangere, perché il dolore parla un linguaggio diverso, quasi universale, mentre la comicità dipende da qualcosa di molto meno immediato: il tempo, l’imprevisto, la sensibilità di chi guarda, la capacità di tessere dialoghi originali, intrisi di ironia. “The Invite” riesce nell’intento, ricorrendo a scene, tutte girate in un unico interno, sostenute da battute, ritmo e interpretazioni. Nel film si scatena, sin dalla scena iniziale, un’isteria tra i due coniugi, che vomitano la loro rabbia e la loro frustrazione. Joe (Seth Rogen) alza i toni, sovrapponendosi alla voce di Angela, in un’evidente nevrosi coniugale. Si sente la tensione, si avverte l’incomunicabilità, autorizzando inconsciamente lo spettatore a giustificare la scorciatoia del tradimento consenziente, perché può essere una via di fuga alle liti e una ventata di freschezza, contro la noia. Così, lo scambio di coppia si palesa quando i due inquilini del piano di sopra, Piña (Penélope Cruz) e Hawk (Edward Norton), si incontrano per una tranquilla serata. In un crescendo di chiacchiere, sull’onda di chi si sente disinibito, di chi cerca la trasgressione pensando al proprio partner mentre si accoppia con uno sconosciuto o una sconosciuta, di chi si eccita guardando l’amplesso del compagno o della compagna, del marito o della moglie, di chi ha bisogno di rompere con la monotonia ed è in cerca di fantasie erotiche, prende forma lo scambio di coppia all’interno dell’appartamento. Ma non si concretizza durante tutta la visione, lasciando incompiute proprio le scene più piccanti che ci si immagina da uno scambio annunciato. È una pratica molto diffusa, organizzata attraverso siti d’incontri. Il film, inevitabilmente, porta anche a riflettere sulle derive più oscure della sessualità di questo tempo, dove il corpo dell’altro può essere ridotto a semplice oggetto di soddisfazione. È in questa prospettiva che vengono alla mente i fenomeni diffusisi sul dark web, nei quali comunità di mariti filmano le mogli ignare e sedate con dei sonniferi, mentre ne fanno uno scempio e diffondono i video in rete. Sono due realtà profondamente diverse, ma accomunate, a mio avviso, dalla totale assenza di amore e di rispetto che un uomo dovrebbe avere per una donna e viceversa. Per alcuni, la monogamia è la vera perversione. I quattro protagonisti, invece, sono consenzienti, si prestano all’idea, progettano il corteggiamento, ci provano e, per una serie di motivi, non consumano e non soddisfano la voglia del proibito né i desideri appetitosi. La regista lascia volutamente incompiuto l’atto sessuale, mentre il sesso fine a se stesso non trova soddisfazione carnale. Il tutto resta ridotto e confinato, esattamente come previsto da queste pratiche, alla sola idea di un amplesso orgasmaticamente meccanico, privato di qualsiasi coinvolgimento affettivo, spogliato di sentimenti, per il soddisfacimento egoistico della tanto decantata libertà sessuale, figlia di una rivoluzione ormai antiquata. Ma il bello viene sul finale, quando Piña assume il ruolo di una terapeuta improvvisata. Attraverso domande sempre più dirette a Joe e ad Angela, li colpisce con riflessioni che si insinuano nelle fragilità della coppia. Trascina i due coniugi in una sorta di seduta psicologica. Quello che inizialmente sembra un semplice confronto si trasforma così in un’indagine pungente sulla loro relazione, facendo emergere tensioni, insicurezze, ipocrisie e contraddizioni fino a quel momento sepolte. Perché fare sesso, scambiandosi il partner, per il puro godimento, per evadere dalla consuetudine di un matrimonio finito, non risolve i problemi di coppia. Poi vedere un attore della portata di Edward Norton, ricordandolo in certi suoi film, è stata una rivelazione che avrei preferito non sperimentare.
Nicoletta Barazzoni